giovedì 12 giugno 2014

Riflessioni di una notte di mezz'estate...

"Le persone non fanno i viaggi, sono i viaggi che fanno le persone". 

(John Steinbeck)


"Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra". 

(Claudio Magris)



Cari lettori,

ieri sera riflettevo sul senso delle cose, sempre e costantemente preoccupata per il nostro futuro vicino e lontano, pensavo alle tante delusioni e difficoltà che abbiamo affrontato e dobbiamo affrontare ogni giorno, pensavo a quant'è complicato pensare positivo quando tutto sembra statico e immobile intorno a te. 

Da tre anni sempre con l'affanno, sempre cercando di fare del mio meglio, sempre organizzando tutto per non lasciare nulla al caso. Quando vivi così lontano dalla tua casa, dalla tua famiglia, le cose si ingigantiscono e diventano mostri da sconfiggere ogni giorno, anche un viaggio diventa un peso quando non sai a chi lasciare il cane e la casa...Ah, solo adesso riesco a capire perché mamma si sentiva sempre tanto agitata al dover lasciare la casa per andare in vacanza!

E in tutto ciò, dover pensare al lavoro, ad avere un reddito sufficiente per vivere dignitosamente, fare i salti mortali e volersi a volte moltiplicare come i pani e i pesci per poter anche semplicemente dormire un po'.

E così pensavo a quanto si cambia vivendo in terra straniera, lontani dalla sicurezza che infonde la madre patria, dalla fragile campana di vetro familiare, ma soprattutto a quanto si può crescere e maturare dovendo risolvere da soli i problemi e fare scelte, a quanto è importante scegliere e sbagliare per poter imparare qualcosa in più, a come diventiamo più forti ma allo stesso tempo più vulnerabili, a come diventiamo più semplici e tolleranti verso il prossimo quando girovaghiamo per il mondo con indosso solo la nostra pelle e le nostre forze. 

La tolleranza e l'educazione verso il prossimo, sono valori che nessuno ci insegna a casa nostra, che non fanno parte della nostra cultura e del nostro DNA, eppure rappresentano la soluzione a tante questioni umane. Quando sei soltanto uno straniero in terra straniera sei costretto in qualche modo ad imparare l'arte della tolleranza e improvvisamente vedi il mondo con occhi diversi, ti senti una persona diversa, inutile negarlo.

Si parla ovunque degli italiani all'estero come degli snob...ma non è esattamente questo il termine da usare, a mio avviso. Gli italiani migliorano moltissimo dopo aver vissuto tanti anni all'estero, soprattutto quelli che vivono come me oltreoceano, diventano cittadini migliori. Le difficoltà vere da affrontare sono talmente tante che non abbiamo più il tempo di lamentarci di tutto, nulla ci è dovuto in quanto stranieri ma, paradossalmente, spesso riusciamo ad ottenere di più. Il lavoro ce lo inventiamo se necessario, non lo pretendiamo da nessuno. Spesso viviamo in modo più semplice e non compriamo più cose inutili. Spesso viviamo a contatto con realtà talmente dure e complesse da riuscire a relativizzare le problematiche del Bel Paese che ci siamo lasciati alle spalle. Questo non significa essere snob o non amare la propria patria o non vedere i problemi dei nostri connazionali, significa semplicemente essere un po' più realisti e critici. 

Per ora è tutto, volevo solo condividere qualche pensiero sparso qua e là con i lettori del blog, che iniziano ad essere parecchi...

A presto! :D